ELANDOR - “Dark Asylum”

ELANDOR
“Dark Asylum”
(Anno 2012 – Echozone)
Germania
Una cattedrale neogotica, il suono degli Elandor ha queste caratteristiche: imponente nelle architetture, cesellata nelle rifiniture, mai statico, fiorisce in varie direzioni con boccioli di antico peltro sbalzato con il fuoco, romantici ed epici, cavalieri remoti evocabili in un’era moderna.
Se queste caratteristiche vi sembrano degne di un quartetto di templari moderni, scoprite il loro culto: “Dark Asylum” è la terza impronta in pochi anni, solo nel 2010 apparivano timidamente nel roster di una compilation di Orkus Magazine, oggi sono portavoce in (((Echozone))) di un nuovo modo di intendere il goth finora rimasto quasi in ombra, ovviamente non in suolo teutone.
Non è immediato collocare gli Elandor in un settore ben definito: l’uso delle tastiere in chiave da saga fantasy si oppongono alla chitarra che invece corre su pendii scoscesi di metal gotico; la voce di Markus Künel esce potente da caverne in terre di leggenda accrescendo il retrogusto medievale, una buona mistura tra il goth degli Unheilig o degli ASP e le strutture fantastiche dei Weltenbrand, tra poderosi brani quasi mitologici e ballate gentili, si ascolti “Buried Alive”, il suo slow-time richiama vecchi repertori di rock scuro anche progressive, spuntano i Marillion o gli Anathema, scorgete voi le vostre attinenze.
La tastiera di Jan Ulzh?fer è la grande interprete del pathos: “Orphan” ha un cuore darkwave profondo, fasciato in una veste metal, la chitarra di Daniel Hawranke assieme ad Andy L?sch (bass-line) creano in questo brano, o nella raffinatissima “Sch?neit”, una texture avvolgente, malinconica in “Where Are You”, destinale nell’anima, esaltata dalla voce del leader davvero ispirato nell’immergersi in questo brano disperato.
Uno dei pezzi forti di “Dark Asylum” è “Butterfly”, brano complesso e cesellato tra toni drammatici (ancora una volta il synth protagonista in questa ballata veloce sul confine nu-metal) e ripartite di chitarra, energie che si fondono nella sinergia completa di tutti gli elementi della band coesi in un brano difficile per le tante sfumature espresse ma appagante in ogni solco, una simile sensazione si avverte in “Violet”, ennesima suite di metallo, pennelli strumentali che dipingono landscape dalle tinte forti, preziosismi cromatici ancora epici, ancora romantici, ancora fusi tra tante assonanze.
La massiccia presenza di (((Echozone))) vede la label tedesca nel 2012 marchiare il suo goth alla ricerca dell’apertura: Elandor sono l’epressione più tipica di questo corso, così teutone nell’unire i popoli oscuri, così estetica nel creare la potenziale sintonia tra forme dolci, geometrie imprevedibili, asperità ed ascese verso la notte, le sue stelle, le sue ombre.
Nicola Tenani
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