ALDAARON - “Suprême Silence”

ALDAARON
“Suprême Silence”
(Anno 2012 – Black Skull Records)
Francia
Non è un caso che le ispirazioni principali della band francese siano le montagne (imponenti nei loro scenari predominanti sulla città di Grenoble), le foreste, i cieli grigi e le notti con i loro ‘pavé’ di diamanti stellari.
Non è assolutamente casuale perché parliamo di una zona montuosa estremamente votata alla contemplazione ed alla preghiera, ospite di eremi ed eremiti, monasteri e monaci, divinità ben celate sotto la coltre bianca d’inverno, di smeraldi erbosi in estate.
In questo territorio straordinario Ioldar, M?rkk e Th?l, membri stabili della band sin dalla sua fondazione nel 2004, dedicano il loro metal veloce e possente ad un tema caro a tante altre band loro simili: l’identità europea, le leggende più arcaiche di popoli che nel Vecchio Continente hanno sofferto, amato, lottato e creato tempi e leggende, miti e storia, pregando i loro Dei, rispettando la Natura ed i suoi cicli: un substrato pagano e metallico che in Trollzorn trova brughiere fertili e produzioni curate.
Colleghi più illustri hanno segnato le cronache del metal black e pagano già da almeno una dozzina d’anni: Burzum, Mahyem, Carpathian Forest (una pan-scandinavico regno norvegese) ma le radici affondano a ritroso nel tempo (non solo dei secoli mitologici anche se fondamentali) quando i Celtic Frost stupivano il pubblico tendenzialmente legato all’epic degli anni ’80 con una perla di ghiaccio aggressivo come “Into The Pandemonium”.
“Suprême Silence” è velocità folle, growl micidiale ma mai troppo roco (c’è in Ioldar un’ottima base canora in grado di dare giusti colori allo scream anche nelle follie aggrappanti), impennate d’orgoglio, drum-line sempre estrema eppure tutto nasce da dolcissime arpeggiate di chitarra in “Renégat”, picking che arrivano dopo le folate di un vento alpino e gelido, elementi in mano di Dei che vivono in quota per generare vita a valle, scorrendo tra boschi e muschi…
Due minuti di grazia estrema prima dell’urlo primevo: da qui sei tracce (anche di buona durata ognuna) che volano tra i dirupi, franano sull’ascoltatore, muoiono in cuffia.
Stupenda “L’Homme Souverain”, un potere qui espresso dalla voce sulla border-line della follia complice una drum-line a pieno regime; è però la chitarra, quasi gothic-rock, la perla del brano che si distingue da altre speed-track di genere proprio per la lucida gestione delle sei corde.
In parte vale lo stesso per “Un Prière Au Vent De L’Est”, giri armonici tra colpi dinamici, ancora a velocità folle, di drum.
Nel 2007 un demo, un paio d’anni fa il debutto su lunga distanza con “Nous Reviendrons Immortels” grazie alla label ‘stellestrisce’ Paragon Records, il 2012 li vede prodotti da Trollzorn; tornare tra mura amiche è fondamentale per chi narra gesta e leggende di antichi abitanti dell’Europa, per Trollzorn ancora una volta il giusto tatto nel trovare band non troppo omologate e sui generis.
Nicola Tenani
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