ISHTAR - “Ombra”

ISHTAR
“Ombra”
(Anno 2012 – Haunted Klinik - VKRS )
Italia
Elisa si stacca momentaneamente dagli Adveniat Hiems (ricordate? la penna di Phaeton li incontrò pochi mesi orsono tra le nebbie sepolcrali dell’album “…..”) ma quel patrimonio davvero umbratile le rimane dentro come umidità silvana, spronandola a chiudersi/schiudersi nella creazione di questo piccolo album di cinque tracce, nota dopo nota scritto per sottolineare ancora una volta la
potenzialità neoclassica di una marmorea nicchia del metal doom/depressive, in questo frangente comunque completamente privo di chitarra elettrica, scritto con le note su un pentagramma romantico, etereo, a tratti ermetico, sempre su canoni acustici.
Le note descrittive la vogliono vicina ad alcune introversioni degli Ulver ma la potete ritrovare anche tra ‘colleghe’ femminili come Judith (ancora una volta una compositrice italiana…) o Darklily, persa tra le brume cimiteriali e gotiche della sua Inghilterra, o tra le rovine mistiche di Le Triste Sire, abbracciando la Francia o tra boschi e foreste antiche di Stoa, un sound tra il pagano - neoclassico ed il gotico molto ispirato dalle fronde boscose, dalle felci soffici del sottobosco, dalle umide asperità di una roccia che affiora ricoperta dai muschi, dalle leggende: elegiaco in ogni singola, minuta nota.
Le cinque tracce di “Ombra” sono un mondo altrove e si schiudono come un fiore autunnale con garbo nell’opener “Le Vele Dormienti, Mi Volgo Alle Nebbie”, ancor meglio in “Ho Preso Il Cammino Nel Fuoco E Bruciavo Nel Cuore”, grazie ad archi più aperti che dipingono immagini altissime elevandosi dal piano e dalla chitarra acustica stimolate su suoni di terra, fino al vento gelido di “Una Voce Chiamava Il Mio Nome Stanotte”, algida eppure una voce eterea, lirica la completerebbe, una sensazione a tratti strisciante, come in questa suite lentissima.
Gli stessi temi si combinano e completano nelle folate d’archi di “Da Vicino, Così Vicino”, ora la chitarra arpeggia note dorate non più gelide, arpeggia crescendi che divengono sensazioni cinematiche, la musica reclama immagini e sono immagini assolutamente silvane, fantastiche, ancora di più nell’ultima traccia, regina dell’album, “Foglie D’Oro Piovevano Sui Nuovi Dei”.
Ora tutto è astratto: se prima la sensazione era quella di vivere un contesto immerso nel verde ora è un dipinto che lo ritrae senza risparmio di colorature di crine, emozioni immense al pianoforte per l’occasione in tinta con le opalescenze di nuance minimaliste che richiamano il pianismo nordico immaginifico.
Sono solo cinque tracce ma ben descritte, cinque didascalie elementali che Ishtar ha composto donandole suoni, intitolandole come cinque piccole poesie ermetiche, nemmeno poi troppo; il debutto solitario di questa giovane musicista lombarda lo potrete trovare in doppia proposta digitale ed il passo che compirete vi porterà dentro landscape, non negatelo, protagonisti di vostre brame spirituali, ambienti dove amore ed equilibrio non sono parole spese ma donate…
Nicola Tenani
http://www.facebook.com/pages/Ishtar/398011343588316
http://hauntedklinik.xtreemhost.com/
Home
The Cave
The Dancefloor
The Grave
The Loft
The Village
The Meeting Point
The Stage
Walhalla
Download
Newsletter


