ROMA AMOR - “Occhi Neri”

ROMA AMOR
“Occhi Neri”
(Anno 2012 – Old Europa Cafe)
Italia
Due creature uscite da un quadro di Chagall, dopo avere a lungo fluttuato nei cieli a bassa quota, cercano un po’ di ristoro, di riposo, e ondeggiano sinuose per l’ultima volta verso terra, si posano, compongono musica, funziona tutto, la gente li ama.
S’accorgono che non sono più su cieli parigini, su scale bianche di marmo, su tetti bronzati e comignoli rotti e fuligginosi, tra correnti fredde ed atlantiche che portano piovose giornate al cuore d’Europa o brezze dal profumo di lavanda ma sull’Adriatico.
Due creature escono da un quadro di Chagall, si posano su Ravenna, nascono i Roma Amor.
Una bellissima storia, romantica e minimale e lo è, però da quel girono Candela ed Euski smettono di essere tela dipinta e divengono materia viva con tutti i sentimenti positivi e negativi che ne comporta, incidono due album, raggiungono il successo, si fanno trovare pronti alla prova di maturità del terzo full-lenght, prontissimi, e confermano a tutti coloro che in loro hanno creduto che l’amore è stato ben riposto.
“Occhi Neri”, il terzo lavoro della coppia romagnola ancora in Old Europa Cafe, quasi quasi più familiare nella sigla OEC: conoscete tutti la piccola, dorata label di Rodolfo Protti da subito capace di investire tanto sui Roma Amor, un fiuto perfetto, un centro senza sbavature, immediato, da grande ‘scouter’.
Ravenna è ideale per le due creature stanche di fluttuare: ha un porto dove ascoltare storie, una cultura popolare che usa la fisarmonica con la passione transalpina dei chansonnier di razza, una struttura folk cui attingere racconti e sviluppare testi, ma soprattutto è il porto la vera identità del ‘genius loci’ ravennate, un porto come ha Genova, altra città di chansonnier, Lisbona, dove soffrire al ritmo del fado un po’ captabile nei dolori nemmeno troppo velati di “Occhi Neri” subito posta in apertura.
Un porto c’è anche a Buenos Aires, città del tango e delle donne di carattere, in grado di digerire ogni dolore anche se ogni volta la ferita sanguina più forte come in “Sensualità” seduzione pericolosa e complicità palesate dai picking di chitarra mentre, nel finale, la fisarmonica accelera per correre verso un albergo di basso costo.
Oppure tanta Francia, quella dal songwriter incorporeo di Tiersen, fatta d’ammicchi e sorrisi o delle grandi passioni della divina Piaf o di Brassens ma Francia, onirica e liquida per tastiere complici in “Disertore”, meno passione e maggior senso di colpa rispetto alle diserzioni del Maggiore Renzi quando disobbedisce a Fiume nei solchi degli Ianva, oppure lievemente spensierata nel mood de “Lo Coeur Au Chaud”, una ballata che invita a correre per i parchi parigini nelle giornate d’autunno, passeggiando lungo la Senna, dimenticando il Mondo, dimenticando tutto.
Francia e Romagna legate dal tempo del valzer: “Mon Amour” la si può ascoltare a Pigalle o in una balera adriatica dell’entroterra ma non troppo interno, deve arrivare un po’ di salsedine nell’aria per essere credibile, oppure in giostra, con il valzer a velocità folle “La Concièrge”, sempre con grandissimo lavoro di fisarmonica di Candela, credibile in tutto.
Stupendo il finale, “Madrigale”: è cantato (o recitato…) tutto d’un fiato e lo è per dire tutto senza soffrire, le tastiere sono in tensione come in certe ballate colte di Battiato, ma ora a cantare è una piccola Madonna di campagna dagli occhi neri e dalle labbra sincere, come non crederle?
Nicola Tenani
http://www.myspace.com/romamorensemble
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