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VAN SYLA - “Juliet”

 

VAN SYLA

“Juliet”

(Anno 2012 – Autoprodotto)
Francia

Osservate la cover: un quadro che ci riporta indietro di qualche secolo incontrando la nascita della musica ancora oggi attuale: ars nova ed ars antiqua madri della canzone moderna che allieta corti (ricche) nei momenti in cui la guerra è lontana ed i trovatori (troubadour) affabulavano dame con le loro voci nelle opulente ville della Francia delle nobili stirpi transalpine.

Secoli di guerre ed arti, amori leziosi, scoperte scientifiche sempre sottolineati dalla musica che evolveva: eppure anche oggi quell’eredità continua a rimanere nel cuore di tanti artisti che non si rassegnano ad abbandonarla, relegarla alla camera delle dimenticanze.

Ataraxia, Helium Vola od Estampie, Stoa se il barocco guarda con passione il gotico antico, Trobar De Morte nella Spagna del sangue e della cavalleria; Van Syla per “Juliet” però cerca la simbiosi tra romanticismi lirici strumentali e soluzioni barocche da camera, un’orchestrazione stupenda che coniuga l’epoca di riferimento alle contaminazioni attuali rimanendo integra, screziata da orchestrazioni a tratti fairy, legate a sapori d’infanzia, elegie solo musicali in cui trova il suo riflettore il grande amore della compositrice, il flauto.

“Juliet’s Dream” e “Romeo’s Smile” due ‘chanson de geste’ con tutti gli ingredienti dell’amore più noto al mondo : il film di Zeffirelli tra sangue e dolcezza mantiene sempre alto il sapore della poesia ‘shakespeariana’, il flauto di Van Syle rappresenta Giulietta senza la necessità di un testo e Romeo risponde nel brano successivo con arpeggi e tamburelli briosi.

Arriverà la morte ma ora l’amore fiorisce come un giglio (non un fiore qualunque…) e la gioventù annulla ogni pregiudizio, la musica vi chiede di fantasticare ogni contesto.

Piccole ombre per “Time”, archi più scuri, un canone interludio tra la gioia massima ed il dolore straziante in arrivo, preceduto solo da “Baroque – Swing”, movimentata, una crudeltà per il sentimento ora ferito, “So Dies A Youth” è l’epilogo, lacrimoso, il pianoforte è l’unico vero testimone dell’amore negato di due ragazzi che saranno sempre il simbolo dell’amore vero, tormentato, romantico.

Quando la bufera è così forte da spazzare via tutto rimane la poesia, quando il vento è così potente da non lasciare un respiro rimane la musica, il finale di “Juliet” dopo l’incipit di piano diventa il simbolo di tutto ciò, bravissima Van Syle nel costruire il pathos senza le voci, solo con gli strumenti, si coglie la disperazione di Michael Nyman nel momento in cui il piano si isola e diviene ambasciatore di pena con “The Scent Of Love”, così si può solo divenire immortali non c’è pena accarezzata quando la musica riapre le cicatrici…

Salutiamo, per ora, la musica di Van Syte, l’amore di Giulietta e di Romeo, la vita che s’immola sull’altare dell’amore con il finale di un poema di Matteo Maria Boiardo, un grande poeta che ha collaborato a traghettare la cultura dal medioevo cupo alle luci del rinascimento:

 

…”Al  suo  dolce  guardare, al   dolce  riso
l ' erba  vien verde  e   colorito  il  fiore,
e il mar se  aqueta  e  il   ciel  se  raserena…”

 

Nicola Tenani

 

http://vansyla.blogspot.com/