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Tra dark e neofolk, l'underground dei Vidi Aquam

 

Questa volta siamo lieti di presentarvi i Vidi Aquam.
La band è attiva fin dal 1994, e si è dedicata a sonorità disparate nel corso della propria ricerca, spaziando tra darkwave, post-punk e dark ambient con venature ritual-esoteric.
Anima del gruppo fin da principio è Nikita, anche dj, protagonista del mondo underground e ideatore della storica fanzine Rosa Selvaggia (la concorrenza!).

Oggi la line-up comprende anche Fabio Degiorgi (basso e drums programming), bassista degli storici Crash Box, e di vari gruppi di area punk e postpunk, e Daniele Viola (chitarra e drums programming), proveniente a sua volta da gruppi punk e dalla metal band Power Symphony.

 

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(Phaeton) Benvenuti su Sounds Behind The Corner!

E' un onore avervi con noi. Potete parlarci un po' dettagliatamente del nuovo album “The World Dies”? 
Dei suoi stili e significati, oltre a quelli immediatamente percepibili? E come si approda a questo disco, c'è qualche episodio saliente riguardo la sua realizzazione?

(Nikita)E' un onore anche per noi.

Le registrazioni del disco sono state effettuate dal 2005 al 2009 con il nostro hard disk recording  YAMAHA AW16 G, praticamente il nostro studio portatile, per cui abbiamo registrato tutte le nostre parti in diversi tempi e in diversi luoghi (con molte lunghe pause). E’ stato molto faticoso mentalmente starci dietro, non vedevamo mai la fine, e averlo tra le mani dopo tutta questa fatica è stata una gioia immensa. Non c'è un episodio saliente, ma è stato come comporre un difficile puzzle con minuscoli pezzi,  e alla fine c'è l'abbiamo fatta

(Fabio)La realizzazione di “The World Dies” è stata molto lunga e sofferta, quindi i due episodi che ricordo con maggior piacere sono collegati all’ultimazione dell’album: l’ascolto del mastering inviatoci da Frédéric Chaplain, e il ritiro delle copie appena arrivate dalla fabbrica nel salotto di Nikita.

Due momenti catartici nella concretizzazione di un sogno.

(Daniele)Ricordo anch'io più che altro l'estrema eterogeneità dei tempi e dei luoghi di registrazione: oggi in un posto, la settimana dopo in un altro, poi un altro ancora e così via; è stata un'esperienza nuova registrare in questo modo, certo come dicono i miei compagni è stato difficile, ma ho apprezzato certi aspetti del lato ‘domestico’, molto ‘do it yourself’ di questo modo di registrare, anche se ci precludeva alcune possibilità della tecnologia c'è stato anche qualcosa di positivo nel non richiudersi in un asettico studio di registrazione, magari seguiti da qualcuno che non ci conosceva a sufficienza... piuttosto che così è stato meglio fare da soli!

 

(Phaeton) Tra i brani più accattivanti di “The World Dies” a mio avviso ci sono la title track, “Stone Mask”, “In Perverse Dusk”, “Radio Tuxedo”, “Beyond The Limit”...ma l'ispirazione è alta per tutto il disco.

Ho scritto nella recensione che alcuni passaggi mi ricordavano tra gli altri i Tuxedomoon, più per dare un metro di paragone ai lettori, ma diteci in particolare della genesi di questi pezzi....

(Nikita)Ogni traccia ha una sua anima: viene data come spunto da colui che ha avuto l'idea iniziale del brano, poi viene completata e plasmata dall'alchimia di noi tre, ognuno con un suo background musicale, per cui  cerchiamo di personalizzare al meglio gli arrangiamenti e la struttura di ogni traccia. "Beyond The Limit" è nata dall'idea di Fabio che ci ha presentato alle prove la sua struttura portante del basso, sono poi state aggiunte la chitarra, la tromba di Goj e per ultimo le tastiere e il testo, le parole sono prese da due mie poesie scritte negli anni '90 che mi sembravano adatte all'atmosfera del brano. "Radio Tuxedo" è nata in sala prove da alcuni ritmi di Daniele e un’improvvisazione di tutto il gruppo con Goj alla tromba. Brani come "Magic Door" (ideato da Daniele), "The World Dies" e "Shadow Man" (ideati da me) erano utilizzati anche nella precedente line up nei concerti, il primo come una strumentale outro, il secondo aveva un altro testo e ad un certo punto Daniele ha messo la sua chitarra ipnotica ed aggressiva, nel terzo è stato cambiato il tipo di arrangiamento. "New Religion" è nata da un giro di basso di Fabio, così come "Suicide Girl": la prima versione di questo brano era totalmente diversa, vagamente jazz, ed era presente anche una tromba, ma non ci convinceva molto come resa per cui abbiamo fortunatamente deciso di trasformarla completamente con atmosfere post punk. "Talk Talk" e "In Perverse Dusk" sono state ideate da me, ma se "Talk talk" è stata facile da arrangiare, "In Perverse Dusk"  ha avuto un percorso molto difficile per raggiungere la sua forma definitiva, poi ognuno ci ha messo il suo e l'alchimia di noi tre ha fatto tutto il resto. "Stone Mask" invece è il primo  brano creato da me per i Vidi Aquam nel lontano 1994, apparso anche nel primo demo tape in un differente arrangiamento, questa ultima versione è certamente la migliore, più postpunk, con un basso distorto che dà una robusta ed energica struttura.

(Fabio)Sono contento che tu abbia citato i Tuxedomoon: sono cresciuto con loro fin da quando avevo 13 anni e prendevo le mie prime lezioni di basso.

“Half Mute” e “Desire” sono stati due dischi fondamentali per la mia formazione e per il mio modo di comporre, le armonie stranianti dei loro brani e le linee di basso di Peter Principle mi hanno marchiato forse più di chiunque altro, ma giustamente nei Vidi Aquam tale influenza appare sfumata e occasionale, visto che coesiste e si fonde con le molte altre e con la diversità di idee portate da noi tre.

(Daniele)Per la genesi dei pezzi ha già detto tutto Nikita, per quanto riguarda le influenze dirò forse un'ovvietà, ma credo che nessuno di noi, mentre offre il proprio apporto al processo creativo, si accosti ad esso con un'influenza preconfezionata in mente tipo "questo giro lo voglio fare alla Joy Division, quest'altro stile Tuxedomoon" ma che queste influenze, che sono senz'altro presenti, operino più a un livello inconscio, con la somma di tutti i nostri ascolti e preferenze a fare inevitabilmente capolino nel nostro modo di suonare.

 

(Phaeton) “The World Dies” si presenta suddiviso un po' come un vinile, lato A e lato B: più postpunk nella prima parte, e parti più astratte, e meno cadenzate, nella seconda. E' un voluto omaggio al mondo del disco nero, oggi ritornato ‘di moda’, o è la memoria di una 'struttura logica' di organizzazione dei suoni?

(Fabio)Entrambe le cose che hai detto sono esatte: l’omaggio al vinile è innegabile dato che tutti e tre siamo grandi estimatori di quel formato, ma c’è anche una razionale divisione fra un lato ‘A’ più tendenzialmente post-punk, ed un lato ‘B’ più ‘sperimentale’, con brani rituali ed eterei.

 

(Phaeton) L'impasto di suoni e atmosfere create da voi è in realtà fuori dal tempo, non è frutto di... 'moda'. Quali sono le band che vi hanno influenzato di più? Avrei qualche idea, ma mi piacerebbe sapere direttamente chi vi ha colpito negli ascolti, chi vi ha in qualche modo condizionato negli anni, anche se trovo il vostro lavoro originale, fondamentalmente derivato da un approccio vostro alla realtà.

(Fabio)Parlando proprio di influenze, senza fare un elenco interminabile dei gruppi preferiti, oltre ai Tuxedomoon menzionati sopra cito sicuramente Killing Joke, CCCP Fedeli alla linea, Wire, Voivod, Siouxsie & The Banshees, Joy Division, primi Public Image, Godflesh, primi Diaframma. Tutti questi nomi sono stati importanti per me sia per la creazione dei brani, sia per la costruzione delle ritmiche.

(Nikita)Bauhaus, Rosa Crvx, Virgin Prunes, The Damned, Simple Minds, E. Neubauten, PIL e molti altri.

(Daniele)In ambito dark sicuramente i primi Cure e i Joy Division, ma anche molto punk e hardcore.

 

(Phaeton) Molte sono le differenze tra “Apocalisse” e “The World Dies” da un punto di vista musicale.

C'erano molte “visioni” anche in “Apocalisse”: là tra le tante tendenze, c'era anche un omaggio tra le righe agli ultimi Dead Can Dance, alla ricerca di suggestioni arcane, e conteneva tracce da "9.96" e numerosi inediti, che spaziavano tra dark, postpunk, musica rituale. Concettualmente invece tra i due album scorgo qualche affinità, anche se “Apocalisse” si ispirava all'eterno, a una sorta di visione escatologica della storia osservata come fuori del tempo,  mentre “The World Dies” è contemporaneo, ‘incarnato adesso’: forse il mondo non è proprio alla fine, ma la sua struttura, come tradizionalmente la conosciamo, probabilmente lo è...

(Nikita)"Apocalisse" era la delusione del mondo, in cui i sogni non si avverano mai, "The World Dies" invece è la consapevolezza che il mondo va verso la fine, ma c'è molta voglia di combattere perché questo non accada.

Noi finora abbiamo avuto quattro momenti che potrebbero essere identificati come i quattro elementi della natura: il primo demo omonimo è vicino alle atmosfere della terra per le sue visioni arcane, nel secondo demo "9.96" e nella raccolta "Apocalisse" è presente l'acqua come fonte di vita che disseta le nostre delusioni , "Queen Of Spades" è il vento per le sue atmosfere sognati, e "The World Dies " è il fuoco che dà energia alla forza per combattere la distruzione del mondo.

 

(Phaeton) C'è stato un vero e proprio percorso creativo osservando le vostre produzioni: da principio incisioni vicine al mondo sperimentale in ambito ‘ritual-esoterico’ con il vostro demo iniziale, poi si passa a una sorta di dark ambient con “9.96”, quindi è il turno di “Queen Of Spades”.

In seguito approdi ancora più maturi e stratificati come “The World Dies”. Anche se trovo d'interesse tutti i vostri lavori, noto come un'intensificazione di suono, di concretezza: molte sono le band che iniziano con lavori più densi, più diretti, materici e pregnanti, e mano a mano sciolgono il loro suono, lo rendono più evanescente, lo scarnificano.

Nel vostro caso invece i primi lavori sono apparentemente più... rarefatti, la tela sonora più rada e indefinita, mentre nelle ultime realizzazioni la musica acquista più corpo, secondo una parabola diversa da quella di molte band.

Questo non può che farci piacere, ma ci parlate un po' diffusamente di questo itinerario?

(Nikita)Le atmosfere create nel passato sono dettate sia dai molti cambiamenti di line up e quindi dall'alchimia che si creava tra i differenti componenti, sia dalla voglia di cercare nuove vie di espressione, sia dagli ascolti che si facevano in quei periodi. Dopo circa dieci anni di musica dal dark ambient all'ethereal, mi è molto difficile avvicinarmi alle atmosfere passate, non le sento più dentro di me.

Ora ci sentiamo più combattivi e con molta energia: nonostante il tempo passi, non passa mai la voglia di esprimere le proprie emozioni.

(Daniele)Voglio solo aggiungere che siamo tutti e tre convinti che questa versione dei Vidi Aquam sia la migliore di sempre!

 

(Phaeton) Quali sono a vostro avviso le ...condizioni di salute dell'underground italiano e internazionale oggi?

E più specificamente, cosa bolle in pentola musicalmente a Milano oggi?

(Fabio)Non seguo più le nuove proposte, c’è troppa roba in circolazione e non ho il tempo materiale per starci minimamente dietro.

Parlando della scena ‘dark’, che è una nicchia di quella underground, vedo un periodo di grande stagnazione, dopo un’ondata favorevole nei primi anni del terzo millennio. Più in generale, è evidente il contrasto fra la continua proliferazione di progetti musicali da un lato e il crescente disinteresse del pubblico dall’altro: la maggior facilità con cui si riesce a creare e diffondere musica oggi, grazie alle nuove tecnologie a basso costo, ha portato gli ascoltatori ad una vera e propria overdose, un bombardamento quantitativo da parte di milioni di “artisti” al quale si riesce a resistere a malapena con ascolti distratti usa e getta. Sinceramente, non so se e come si uscirà da questo circolo vizioso.

(Nikita)Purtroppo la scena è suddivisa oramai in nicchie e sottogeneri, c'è chi ascolta solo folk, chi solo dark wave e chi solo elettronica, ma secondo me bisognerebbe ascoltare il meglio di tutto senza avere i paraocchi.

Ora va di moda la minimal wave, l'anno scorso la cold wave, anni fa il batcave/death rock. Trovo abbastanza banale e riduttivo ascoltare solamente la corrente di moda in quel momento piuttosto che farsi una cultura musicale di qualità. 
Milano bolle soprattutto per i dark party, per quanto riguarda le band underground invece è sempre più difficile avere molto pubblico ai concerti.

 

(Phaeton) I Vidi Aquam sono anche una band live, che ama suonare dal vivo.

C'è una dose di teatralità nei vostri concerti: per fare un esempio dall'antichità, Aristotele per le rappresentazioni d'arte parlava di catarsi, possibile grazie all'happening messo in scena.
In realtà, Voi, cosa offrite sul palco, quando fate vivere e pulsare la vostra musica, e cosa ricevete dal pubblico che vi segue, oltre ad un concentrato di emozioni?

(Nikita)Le emozioni che cerchiamo di trasmettere al pubblico è quello che sentiamo noi al momento di suonare, ovviamente dipende sia dalla ricettività del pubblico che dall'atmosfera che si crea, per cui la teatralità è al meglio quando anche l’atmosfera è quella giusta. Ogni concerto può essere diverso dagli altri, se abbiamo un‘acustica e un impianto come si deve questo ci aiuta sicuramente molto a farci esprimere al meglio e a comunicare col pubblico. Dal pubblico riceviamo molto, più riceviamo e più cerchiamo di dare, è uno scambio di emozioni reciproche.

(Daniele)Aggiungo che, dal mio punto di vista, suonare dal vivo è una delle esperienze più belle della vita!

 

(Phaeton) Quali sono i progetti per il futuro?
Ci sono altri lavori in cantiere?

(Nikita)Per ora abbiamo sette brani inediti da parte che dovrebbero far parte del nostro prossimo disco, sono tutti brani creati dal 2010 in poi, al momento li stiamo presentando dal vivo e sembrano piacere molto al pubblico. E' in progetto un nuovo CD album appena avremo materiale sufficiente per farlo, ci piacerebbe anche fare un mini LP in vinile, ma vedremo se riusciremo a pubblicarlo. Abbiamo poi in cantiere altri concerti, partecipazioni a delle compilation e l'uscita del video di "Suicide Girl".

 

(Phaeton) Nikita, permettimi un domanda diretta: hai sempre fatto molto per la scena dark italiana: lavoro, fatica, dedizione, passione su più fronti......

Prova, se vuoi, a riassumerci un po' la tua esperienza. E che ruolo ha veramente questa musica, con la sua capacità evocativa e di transfert, nella tua vita?

(Nikita)E' dal 1993 che faccio il dj, organizzatore di serate e tavolta di concerti.

Dal 1997 ho Rosa Selvaggia, prima rivista cartacea fino al 2006 e poi webzine. La musica è molto importante per me, è l'input che mi fa andare avanti ogni giorno, per cui cerco di dare il più possibile a questo tipo di musica.

 

(Phaeton) Raccontateci qualcosa della fotografia che ci avete inviato, a quale fase della vita della band appartiene, e cosa rappresenta per voi?

(Nikita)E' molto importante questa fotografia, come tutta la sessione di foto fatte in quella giornata. E' stata scattata dopo due mesi che era uscito "The World Dies": visto che avevamo atteso per molti anni l'uscita di un CD album ufficiale e le difficoltà a mantenere in vita il progetto, per me è come se si fosse chiuso un brutto periodo e se ne fosse aperto uno nuovo e migliore, dove possiamo dare il meglio di noi.

 

(Phaeton) Grazie di averci concesso il vostro tempo e tanta attenzione, è stato un piacere parlare con Voi!

(Fabio)Grazie a te per tutta l’attenzione sincera e preziosa che hai riservato a noi!

(Nikita)Grazie a te! E' stato un grosso piacere rispondere alle tue domande.

(Daniele)Grazie per l'attenzione!

 

Intervista a cura di Phaeton

 

http://www.myspace.com/vidiaquam

 

Commenti  

 
#1 nicola Smiths 2012-05-10 16:35
sembrava quasi che stessi al fianco di Phaeton in quest'intervista!! Sono davvero grandi VIDI AQUAM e non mi stancherò mai di diffondere il "verbo"!!! a presto. Nicola Smiths Sardone