Cerca

Condividi

Condividi su Facebook

LOGICAL DISORDER - “The Place Where The Eyes Don’t See”

 

LOGICAL DISORDER

“The Place Where The Eyes Don’t See”

(Anno 2012 – Mutoide)

Spagna

Nasce Mutoide, label creata ad hoc per la nuova produzione di Javier Barrero recentemente apprezzato nelle ultime produzioni, due ‘corti’ costruiti per mantenere vivo l’interesse attorno al musicista iberico nell’attesa di questo album, importante, consacrante, sacrale nel dare potere ad un musicista che non è più una bellissima sorpresa ma una realtà consolidata dell’Intelligence Music.

Lo è ancora?

IDM ora è riduttivo; Javier si allontana da ogni ‘tentativo’ di essere ingabbiato nella sola dance per isolare la sua musica da tutto, renderne altissimo il contenuto, crearne una struttura complessa e sinfonica.

Ora l’elettronica di Logical Disorder è totale, ad ampio spettro geometrico ed emotivo coinvolgendo aspetti Intelligence, cinematici, rilassando o turbando in voragini dark.

“The Place Where The Eyes Don’t See” è una colonna sonora a tutti gli effetti, senza specificare per quali immagini, per quale cineasta, ed il potere evocativo di ogni singola traccia, dodici in totale, è intriso di segmenti emozionali, disperazioni velate, retrospettive angoscianti, una gamma da subire vivendo il dischetto offerto in supporto fisico o file digitale.

In questo disco Javier va oltre la concezione di IDM canonica e spazia su fronti creativi, altalenando la tracklist, sezionandone i singoli brani per renderli come accenti in grado di dare logiche diverse all’album stesso, spezzando le routine, creando ‘altalene’ che stimolano all’ascolto; “The Beginning” ne è la porta oscura, sospesa tra mondi: una volta aperta non si apre solamente “The Place Where The Eyes Don’t See”, si apre un mondo allucinato.

“Sol Invictus” riuscirà a sorprendervi: prima un violoncello, toni grevi di cui ne è impregnato ogni parete di auditorium della Vecchia Europa, pathos altissimo grazie all’archetto, alle grosse corde di crine, poi il piano ed insieme a lui inizia la divergenza di miriadi di linee elettroniche: una struttura neoclassica e parallelismi synth-etici immersi in essa, rami sonori che si propagano ovunque, un brano splendido.

La stessa voglia di Ambient intelligente la ritroverete con “Dogma”, potente ed esteticamente bella, ‘geneticamente’ bella: bella dall’interno, bella sul pentagramma poi nell’etere, costruita su canoni futuribili e glitch che tempestano di luce linee cupe mentre altre eteree cercano una fuga dal rigore di fondo del brano; assieme a “White Rabbit”, Javier oggi trova soundscapes complessi per la sua musica, quest’ultima arabescata con forme curvilinee del suono, progressivo, fiorito verso forme anche dancy, vitali al contrario di “Nonsense”, algida e spietata, ‘infettata’ da rasoiate soniche che fendono la pelle.

La title-track è posta in coda a tutta la tracklist e nei suoi sei minuti dipinge il luogo entro il quale gli occhi non vedono, un luogo cupo scandito da percussioni tribali, incedere perentorio, sorde e definitive.

Con “The Place Where The Eyes Don’t See” Logical Disorder traccia nuove aperture alla sua musica già fortemente estesa su infinite possibilità compositive, in ciò il musicista iberico ricorda Totakeke, entrambi visionari, pittori dell’Intelligence definita come potenziale soundtrack, un suono apparentemente astratto, in realtà in grado di delineare figure immaginifiche, con tratto molto, molto sottile.

 

Nicola Tenani

 

http://www.logicaldisorder.com/