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ROSS BAKER - “The Blackbird’s Revenge”

 

ROSS BAKER

“The Blackbird’s Revenge”

(Anno 2012 – Jozik Records)

Regno Unito


Ross Baker, un musicista avezzo ad essere da noi lodato, lo è stato come Obliquity, lo è stato nella sua veste più brillante con il monicker Second Thought.

Oggi è solo Ross Baker, non si auto produce ma è ‘protetto’ da una piccola, incredibile label finnica, stabile nel sentimento finlandese, Helsinki, splendida città affacciata come una longilinea donna nordica sui cugini baltici, mari freddi, climi gelidi per menti al contrario spesso geniali, tepori cerebrali come nel caso di Jozik.

La piccola casa è specializzata in musicassette, una propaggine vintage che solo pochi anni fa era diffusa, oggi ancora amata dai cultori del suono e non si accontenta di proporre il proprio lavoro d’incisione, non basta, le confeziona dentro astucci in stoffa elegantissima, quasi sempre con stampe minimali ed essenziali dai disegni na?f, dai colori accesi, dal cuore grande perché per confezionare un supporto sonoro così impreziosito richiede un cuore grande.

Ross Baker oggi, con “The Blackbird’s Revenge” vede la propria musica in questa guisa, le proprie sei tracce così proposte dopo anni di download gratuito: l’augurio è che grazie alla diffusione ‘free’ possa avere conquistato un buon pubblico di affezionati, il compositore li merita tutti.

Il primo impatto è quello di una splendida conferma del solito Ross Baker, ancora legato a Second Thought, al suo istinto lo-fi di comporre soundscape ‘balsamici’ per la forte presenza di una Natura viva e robusta, anche qui, anche aprendo con “The Slow Decay Of Concrete And Glass” tra i suoni di un’armonica e le piccole stesure di synth si possono cogliere fields recording che abbracciano un suono ‘denso’, quasi materia compatta protesa tra la città e la campagna, i due stati dell’anima di Ross e basta poco per spostare il frangente sonoro, basta la chitarra di “A Time Before Computers” per avere una suite, quasi neoclassica, sostituite il pianoforte con i veloci arpeggi di sei corde minimalisti, i synth sono micro-suoni incursivi, leggeri abbracci al suono della chitarra, un brano molto bello.

Ora tutto deve sparire e sparisce dentro una teca di cristallo, ricordando Ekra/Albireon, il suo suono fragile e diafano, “Oxygens, Tanks And Gas Masks (A Dim Mist)” è costruita tramite suoni attutiti, picking infiniti ancora di chitarra, tempi in attesa, d’attesa, protratti, eterni, contemplativi, cinematici quando anche l’armonica, di nuovo questo piccolo organo, torna accrescendo la percezione, importante di suono ‘visivo’.

Nelle ultime battute, “Carparks And Churches” è una folk-ballad riadattata al tema di un lo-fi seducente, come sempre rilassante, nel finale anche amniotico, un lunghissimo intervento ancora di ambient creato da synth e tastiere che forgiano una bolla sonora per mitigare il rumore del mondo esterno, accudire l’intimità di un suono voluto per il rilassamento cerebrale e muscolare, una sorta d’immersione totale in un lago.

Tutto ciò non vi ricorda un grembo materno?

Allora la voglia di tornare ad una Natura incontaminata è anche il desiderio recondito ed inconscio di continuare ad essere piccoli uomini cresciuti nel grembo di una Grande Madre da proteggere.

Buon ascolto ancora una volta con Ross Baker…

 

Nicola Tenani

 

http://www.secondthought.co.uk/blog.htm

http://www.jozikrecords.net/