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UNTO ASHES - “Burials Foretold”

 

UNTO ASHES

“Burials Foretold”

(Anno 2012 – Projekt)
U.S.A.

Ricorre il tre negli ultimi full-length di Michael Laird: 2006 “Songs For A Widow”, 2009 per “The Blood Of My Lady, nel 2012 “Burials Foretold”, tutti multipli di tre per tre album se Michael è scaramantico nella perfezione del piccolo numero può trovarvi tutta l’energia adatta a baciare le sorti del suo nuovo lavoro, il settimo, ancora un numero importante.

Nel nuovo album una volta: Unto Ashes si pone come ponte gotico nel senso teatrale del termine, vittoriano a tratti, tra il Vecchio ed il Nuovo Continente confermando questa sua natura di europeo che vive negli States; se in Projekt, il coach Sam Rosenthal, i suoi Black Tape For A Blue Girl sono l’anima spiccatamente post-wave (oggi dark con istinti teatrali), Michael e la sua arte sono la polverosa Europa rinata e cambiata negli ultimi secoli tra foreste primarie, con architetture neo-gotiche, letteratura gotica, quasi religiosa con quel profumo ‘puritano’ mai affievolitosi in questi anni dove il ricordo di Poe, le leggende sul confine settentrionale, tra inquisizioni e forche, ancora esistono tra i solchi anche di Unto Ashes, polveri colte per suoni sofisticati.

Nella complessità dell’album alcune certezze sono i punti fermi che incrocerete: se con “The Blood Of My Lady” Unto Ashes vedeva il neofolk europeo come nuova luce, anche grazie all’avvicinarsi reciproco con Kim Larsen nel suo side-project Solanaceae (una super-band alla quale apparteneva anche Michael), oggi il folk si tinge di colori psichedelici ed alle ballate in chiave dark, Laird preferisce concentrare buona parte della tracklist su ballad minimali, quasi legate all’infanzia nell’uso cospicuo del glockenspiel (?) ed all’età adulta nella chitarra, un binomio importante che vuole mantenere un legame tra le composizioni odierne di un musicista con un background di cultura e vissuto da mantenere vivo, con forza, senza mezzi termini.

“I Remember Happiness” esprime tutto ciò nel titolo e nel suo alone di lullaby in  grado di mantenere viva la purezza di flashback: un uomo adulto che è stato fanciullo e che forse lo è ancora e lo sarà sempre in un angolo della sua vita, così è anche “Spring Magic” (corno,voci e glockenspiel s’immergono nella dimensione adulta/infantile con un lirismo elevatissimo che ricorda Stoa), parole di Cicely Mary Barker, ancora il 19esimo secolo che torna seppiato nei ricordi, ancora una volta una scrittrice per l’infanzia, conferme…

La grande passione per la cultura antica e letteraria si palesa in “Pilzentanz”: al suo fianco la cornamusa di D. Wysoski-Drake nel rievocare alcuni estratti dall’ “Apocalypse Of Golias” una composizione nata nel nord dell’Europa nel XII secolo, pungente nei testi e nella partitura voluta quasi affine ad una musica klezmer, caratteri di mitteleuropa che la cornamusa riesce a rendere senza tempo, tutta la musica è così eternata in un brano dall’essenza profumata del medioevo più colto, un po’ la strada seguita da band come Dandelion Wine.

Sono tutti brani molto belli che ruotano attorno  alla vera anima dell’album, intima, minimale, un folk che torna indietro nel tempo per atmosfere di contemplazione, dando il valore necessario alle voci: Michael assieme alle sue vocal, le sue muse volute assieme per rendere al meglio i piccoli arpeggi di chitarra.

“Night Is Coming Soon” (testi di K. McCain che incontrerete più volte in questo cammino sonoro), come “Piper’s Song”, sono minuscole lisergie vocali lontane dal darkfolk del precedente periodo eppure non su distanze abissali, un lato scuro (un ‘dark side of…’) delle ballate più intimiste dei Pink Floyd in vari momenti di carriera, Gilmour da parte, Waters protagonista delle sue visioni analitiche.

E’ lo stesso mood che hanno voluto i Bauhaus in alcuni momenti di “Burning From The Inside”, le liriche del narratore, lontano nel tempo, Ambrose Bierce, in “Worms’-Meat” incontrano felici le voci, le tessiture sonore per un’altra, magnetica ballata.

Nelle due cover quasi impossibili, “Running With The Devil” dei Van Halen e “Kathy’s Song” degli Apoptygma Berzerk, è proprio il brano scritto da Stephan Groth a ritrovare la maggior brillantezza: se la version VNV Nation lo ‘condannò’ ad essere uno dei migliori brani dance in chiave synth-pop, la versione di Michael Laird lo… frantuma…

…lo conferma come potenziale canzone dalle mille interpretabilità, ancora più dolce in questo tempo rallentato e disintegrato in micro-fratture dell’anima.

Nella visione Unto Ashes, così retrò, potrebbe avere la sua nicchia naturale in un grammofono, un’immagine bellissima di vintage eterno, un bagaglio della nostra cultura ancora forte nei ricordi di più generazioni.

Ancora un bel disco, ancora assieme a Projekt: Sam Rosenthal investe sempre il massimo sull’amico e ne cura il design offrendovi l’ennesimo, immancabile tassello della lunga storia gotico-americana sempre in grado di esprimere suggestioni immense, come le verdi cattedrali, così amate da quelle parti…

 

Nicola Tenani

 

http://www.untoashes.com/

http://www.projekt.com/