JOVIAN SPIN - “Shapes Of Perception”

JOVIAN SPIN
“Shapes Of Perception”
(Anno 2012 – Echozone)
Germania
Sconosciuti ma non fuggiti alle maglie delle reti (((Echozone))), la label tedesca nell’allargare il suo roster al di fuori dei contesti tipicamente darkwave, nel dare ampio respiro e credito all’elettronica non solo synth-etica ha creduto nel progetto, nell’album di questo quartetto industrial-rock teutone; il debutto ufficiale dei Jovian Spin avviene sotto l’egida di una etichetta tra le maggiormente impegnate nel compito di scouter/divulgatore.
Per questo, e per altro, (((Echozone))) merita l’ennesimo plauso.
Cinque figli dei Ministry, delle prediche di Trent Reznor e delle coagulate sinfonie crude dei KMFDM nonché delle bio-tecnologiche follie degli Skinny Puppy, questo sono i Jovian Spin ma sono anche altro, voi cercherete l’altro e troverete sfumature vostre, un consiglio sempre valido.
Un debutto carico di energia, ovunque…,
“Shapes Of Perception è sudore da ogni fronte sonoro: ai synth, alle sei corde, alla voce: una colata di elettronica che si lega con nu-metal, industrial di varie espressioni e rock duro, non hard; “Scream And Shout” apre l’album easy, un facile ascolto in cui incontrare giochi vocali tra il vocalist principale, a scelta tra Gerrit o Marten, ed i cori di supporto, una forma che negli States funziona ampiamente e che anche in Europa sta incontrando estimatori ‘over-border’.
Protagoniste le chitarre, acide e pungenti, riverberate e sfumate: plettri roventi e dita delicate per stoppare e riprendere la chirurgica tecnica esponendosi senza nascondersi dietro a nulla in lande industrial-metal con “Triggerpoint”, territori senza respiro e senza inganni.
L’espressione acida diviene potere se “Further Down The Line”, tra cambi d’umore e sterzate ritmiche, aumenta la dose di bpm synth-etici totalizzando l’attenzione ovunque, supportata da un ‘back-stage’ sonoro quasi morbido, non troppo per non dolcificare in eccesso la distorsione psichica del brano ma diluendo le abrasioni.
Questi brani spiegano come vele tutti gli altri eppure uno in particolare si stacca da tutto, cercando la penombra anche emotiva e con garbo e dolcezza, il piano è colpevole di tutto assieme alla voce ideale, innesca una ballata paragonabile al Sylvian di “The Brillant Trees”, così profonda nello scavo interiore, così lontana dalle vetrose texture precedenti, e successive, anche i tre seguenti brani scelgono la strada tortuosa della discesa industriale.
Un brano che apre mille parentesi e senza altri giudizi attendiamo l’evolversi artistico del quintetto, il debutto è luminoso, la ballata ha il titolo “Nothing Is Real”, pretendiamo successivi sviluppi!
Nicola Tenani
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