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DISKONNEKTED - “Hotel Existence”

 

DISKONNEKTED

“Hotel Existence”

(Anno 2012 – Alfa Matrix)
Belgio

Non è raro incontrare dietro il synth un artista belga; l’elenco di quanta energia per il dancefloor ha prodotto quel paese sarebbe lunghissima e discriminante per chi, per motivi di memoria del redattore, non rimarrebbe incluso e vogliamo evitare tutto ciò a priori.

In questo quarto album (terzo con Alfa Matrix), Jan Dewulf decide di cambiare le carte, una piccola rivoluzione all’interno dell’hype canonico per scivolare con grazia ballerina dal future-world che lo vedeva, in lavori precedenti, inquadrato nella scena più tradizionale dell’EBM dancy, verso forme industrial di un’elettronica spuria ‘sporcata’ da erosioni di chitarra distorta nelle retrovie e synth corrotti in linea con la voce, per certi aspetti il cambio tattico degli Apoptygma Berzerk di qualche anno fa.

Se insieme con noi avete collocato tra le vostre preferenze il sound dei Drowning Susan, il filone è corretto e su quello vogliamo avvicinarvi nel conoscere Diskonnekted se già non lo avete fatto in passato.

Un’esistenza ferita, così appare l’impronta che Jan impone all’album; “Hotel Existence” si manifesta come una ferita ancora aperta nella vita del musicista che decide di dare suono alla sua parte sensibile, sussurrando i testi per non soffrirne troppo, corrodendoli con gli strumenti per cancellarne il contenuto dopo averli esorcizzati sul disco.

Nell’insieme una gamma espressa che potrebbe aumentare il bacino d’ascolto del belga: non esistono dogmi ma eclettismi eppure nel globale nulla stona, rimangono differenze armonizzate con cura, molte tracce rivolte al dancefloor, tante energie espresse per il dancefloor, con carattere anche trance: “Neverland” sono unghiate sulla pelle da parte dei synth, le chitarre aguzze come vetri infranti che si conficcano dolorosamente nel sottocute.

Forse la maggiore espressione dancy dell’album che seduce invece nelle fasi più quiete, anche se in apertura, il synth-pop (molto pop) “ Yesteryears” è un brano ruffianissimo perso tra i mieli della voce (vocoderizzata in tema con l’indietronic attuale) e delle sei corde malinconicamente darkwave.

“Dark Place”, con la presenza di GNY, ha la poesia musicale di una bella lullaby elettronica, ancora tra braccia pop per le forti tenerezze strumentali espresse ‘aggredite’ da un cuore nero drum’n’bass che esalta il contrasto, una svolta dell’album intimista anche più forte in “Empty”, introspezioni giocabili tra gli ottantotto tasti bianco e neri, cullate dalla chitarra (ora acustica) e dalla voce quasi ‘crooner’ di Jan.

Nel finale tornano le stesse empatie con “Dalloway’s Journey”, ora con lo sconosciuto Lemongrazz: insieme congiungono intenti ed ipnosi per un mood ciclico come una leggera marea estiva, una risacca nostalgica che invade la spiaggia e nell’abbandonarla le lascia il frutto dell’amore tra sabbia e mare.

 

Nicola Tenani

 

http://news.diskonnekted.com/

http://www.alfa-matrix.com/