SCHUSTER - “The Circle Of Angst”

SCHUSTER
“The Circle Of Angst”
(Anno 2012 – Adeptsound)
Regno Unito
Nel 1985 ‘osava’ comporre elettronica sperimentale condividendo la sorte di decine di progetti morti in quella fase pionieristica nella massa enorme di nuove idee aperte dalla ‘voragine’ new wave protagonista di tanti fronti.
Una ricca produzione tra vinili e cassette poi lo stop; il richiamo dell’arte è un grido soffocato che rimane nella intelligenza di un artista vero, preparato e ricco d’idee, anche latente anni, facendo sentire la propria voce saltuariamente fino allo scatto di quella molla fantastica che apre nuove porte, opportunità mai sopite del tutto che evolvono inconsce come un fiume sotterraneo.
Scorre latente, scorre timido nell’oscurità ma scorre fino al momento in cui incontra di nuovo la luce e torna ad esistere per tutti: questa è anche la musica e nel 2008 Schuster riappare con una doppia traccia, un doppio marchio per rompere il silenzio; “The Brutal Arc” ci riconsegna un artista capace e visionario, un musicista in grado di plasmare emozioni e renderne suono.
Adeptsound è la sua nicchia, “The Circle Of Angst” la sua consacrazione, noi attribuiamo alle quattro tracce del Cdr questo valore immenso, punto di partenza per invitarvi a scorrere, far vostra, a ritroso la sua ultima produzione in vari progetti.
Due formati, entrambi con la circolarità grafica simbolicamente espressiva e rappresentativa: tin-case in metallo o in bustina rigida e cartonata aperta tramite un cerchio sulla cover, celata all’interno, il dischetto è volutamente simil-vinile per ricordare sempre all’artista, perché l’artista vuole farlo, da dove viene e cosa porta in se.
La maturità di un esecutore ‘navigato’ si esprime in un concept elaborato, quattro lunghe tracce per catturarvi, iniziando da “1.4”, poche note di un pianoforte, mesto, solitario, depresso, poi il noise feroce e ciclico, scorticante, aggressivo nei suoi droni, a tratti liquidi, per un Inferno in loop che scioglie l’epidermide.
“2.4” è una pausa imprevista: colpi sordi e cadenzati prima di una partitura eterea, stranamente eterea visto il prima ed il dopo in divenire; un movimento che dopo l’ouverture risonante, cerca la circospezione, un sound industriale nell’indole, cinematico per la ricchezza di fields recordings che vi danno la possibilità di capire, di cercare di farlo, ognuno a modo suo, con le proprie visioni.
“3.4” e “4.4” unite in oltre venti minuti sono sorelle in ossessioni, ancora tensioni e ciclicità sonore di un noise a tratti ‘bubbling’.
Affonderete nella percezione di una volontà rabbiosa in gradi di divorare qualunque cosa, un buco nero energetico di una Bestia che cresce con il suono, nel suono, famelica energia che vi farà sentire prede senza scampo, alzate il volume e lasciatevi braccare dalla potenza del suono. Fino al lungo, lento dissolvimento finale, note isolate, di nuovo un pianoforte per chiudere un cerchio, un pianoforte isolato, mesto, che con poche note è in grado di riportare tutto alla calma.
E’ un circolo che può iniziare, la Bestia torna a dormire, ancora poche note e tutto inizia di nuovo, un gioco che può durare in eterno.
Schuster…
Nicola Tenani
Home
The Cave
The Dancefloor
The Grave
The Loft
The Village
The Meeting Point
The Stage
Walhalla
Download
Newsletter


