TESTING VAULT - “Phantasmagoria”

TESTING VAULT
“Phantasmagoria”
(Anno 2010 – FinalMuzik)
Italia
L’attività di recensore di patron Santoro (manager di quel team variegato e pirotecnico che rappresenta il catalogo FinalMuzik), si riflette indubbiamente anche sull’attività della propria label.
Decine di articoli firmati da Gianfranco sulle pagine di Ascension hanno valore anche nella potenza morale di scommettere e “Phantasmagoria” è innanzitutto una scommessa vinta.
Per diversi motivi ma su tutti l’osticità di un album che non è dark-ambient, non è noise nemmeno puntando ad estremismi power circoscritti sempre e comunque all’interno di musicalità individuabili, non è noise di nessun stampo, è sperimentazione e la sperimentazione è una scommessa.
Da parte nostra vinta: quando si obbliga un ascoltatore a concentrarsi su un album, a capire perché certi suoni, a fomentare la propria mente nell’epoca del pre-confezionato, del pre-digerito, la scommessa è vinta, da parte del produttore e degli artisti coinvolti.
Testing Vault cammina ai margini di tutto e ciò lo rende un “animale” difficilmente braccabile, proprio per questo una preda concettualmente feroce e bella, artisticamente bella.
“Phantasmagoria” inizia tra le brumose lande urbane dell’industriale esoterico: l’amore per i Coil si sente fortemente nel tessuto sonoro cupo e metallico, nella voce radiofonica ma uscita da frequenze disturbate, dall’ideale supremo di esoterismo urbano, cuore ed intelletto dei mostri d’acciaio come delle rovine di ghisa, il neo-gotico architettonico decadente.
E’ però la title-track regina con la sua maestosità temporale (oltre ventiquattro minuti) per cui dANI/Alvo (la mente, il cerebro pensante in Testing Vault) assieme ad Alex G. confezionano questa lunga litania, morbosa, demoniaca con la forza che solo un’energia primordiale può imporre ad un brano musicale.
Lo scopo per noi è centrato: quell’energia esiste, è stata evocata dalla lunga ritualità anche alchemica del testo di Pan (in greco) e dal profondo delle ere un demone si erge antico, come la musica od il suono che era tale anche quando solo cosmico.
Non spaventatevi di fronte ad un’entità che vive dentro noi da sempre: evocarlo è evocare, scavare all’interno della nostra anima antica e rinata milioni di volte tra succhi angelici o maligni, per rimanere in ambiti religiosi-istituzionali e la potenza esoterica del brano diventa quasi immagine se sapete chiudere gli occhi ed affrontarla.
Nella terza traccia, “Impure”, si torna nel limbo: una quiete nebulosa e morbosa esce da tenebre acide e l’album raggiunge la fine lasciando un sottile senso di epidermico sudore, una sorta di sindrome di Stendhal causata però da un suono che può essere immagine, se volete che lo sia.
Continua la carriera di dANI/Alvo tra collaborazioni e visioni: questa è targata 2010 ma vuole essere tra le nostre pagine un esempio di musica in cui e per cui sperimentare ha anche valore figurato, sottilmente palpabile nel suo dare tensione, ed è ciò che vi attende, attenzione però, l’edizione è limitata…
Nicola Tenani
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