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BULKRATE - “Entities”

 

BULKRATE
“Entities”

(Anno 2011 – Dark Winter)

Olanda

Se temete gli spiriti non addentratevi nel folto dei boschi: questo è un po’ il segnale captabile tra i “solchi” (anche un download digitale lo voglio immaginare costruito su solchi, su piste in cui il suono viaggia all’ascoltatore) e tra i solchi, i sentieri del suono, la sicurezza, la possibilità di rimanere vivi.

Uscite dal selciato ed addentratevi nel cuore della foresta dove gli spiriti, i demoni attendono il viandante per portarlo nel loro territorio, il dark ambientale molte volte interpreta, cerca di farlo, con suoni campionati o surrogati digitali la Natura selvatica, primaria ed elementale, il fruscio del vento tra le fronde, il calpestio dei rami secchi, degli aghi di pino caduti ed il loro sordo fruscio, auguratevi che i piedi che calpestano siano vostri perchè il caso contrario potrebbe essere un problema.

Bulkrate segue il trend della sua classe artistica: file digitali in free-download per promuovere il proprio operato ed “Entities” segue di pochi mesi i precedenti “Convocation” e “Gloom” mantenendosi in perfetta linea mentale e concettuale nel dare seguito al filo intellettuale che lega l’operato costruttivo, la composizione.

La categoria, lo premettiamo subito, è quella degli orchestratori cupi e determinati a mantenere alto il livello para-sinfonico, trovando cugini illustri nei Northaunt od in Atrium Carceri.

Apertura lenta e sinfonica: “A Frozen Realm” apre l’album accogliendoci anche gentilmente in un mondo parallelo ed esteso, fiabesco tra gli echi strumentali ancora non ferali ma è questione di poco, come succede sempre, la foresta è un’escalation progressiva, prima lo smarrimento, lo stordimento nel perdere riferimenti, poi l’incubo, la parafrasi funziona e rende, come il suono.

“The Curse” è cupa, la porta dimensionale è aperta, le creature celate ne escono come in un sogno/incubo, speculare ed alternativo a se stesso, surrogabile nel suono ora determinato negli echi, nelle stasi brumose di “220 Demons”, sprofondato in location paludose ed umide, dove essere cauti.

Spostate tutto su una scala diametralmente opposta, una scala ridotta su dimensioni minuscole ed avrete la possibilità di sentirvi insetto in attesa, invischiato in una tela, ogni piccolo movimento è vibrazione ed il ragno arriva inesorabile, come un destino annunciato da cui non si fugge, la morte non attende, meglio chiudere gli occhi e sperare che il dolore sia lieve.

E la fine giunge…

 

Lascia un senso di vuoto, “Drown Thy Sorrow” è una lunga traccia irrorata da un vento malato, notturno e caldo in cui captare l’odore acre della morte tra le stasi elettroniche, i campi magnetici, i sordi rimbombi alla fine di un incubo, in attesa del giorno.

Se la stessa visione che scrivendo questa pagina mi è nata tra le dita di questo piccolo racconto, se le stesse immagini si formeranno anche nella vostra mente, vuol dire che sia il musicista che chi vi scrive ha trovato una sintonia con chi sta ora leggendo e se così non fosse vorrebbe dire che avreste comunque letto questa pagina, eseguito il free-download di questo album e gli avrete dato una chance ascoltandolo, in tal caso Bulkrate, vi sarebbe ugualmente grato e noi con lui perché viviamo in un mondo dove la cultura non ha controparte economica, io vi dono parole, lui musica, voi attenzione.

Un altro sogno è nato tra cinque tracce da capire senza troppi sforzi, basta aprire il terzo occhio e guardare l’immagine, ascoltando “Entities”.

 

Nicola Tenani

 

http://www.myspace.com/bulkratemusic

http://www.darkwinter.com/