GIANNI MIMMO – HARRI SJÖSTRÖM - “Live At Bauchhund (Berlin 2010)

GIANNI MIMMO – HARRI SJÖSTRÖM
“Live At Bauchhund (Berlin 2010)
(Anno 2011 – Amirani Records)
Italia/Finlandia
Questa è la vera Europa: scordate le politiche economiche, gli intrallazzi bancari, le sottomissioni legislative, le divisioni sociali create.
L’Europa è cultura, il Vecchio Continente, dovesse scomparire in un paradossale incanto, lascerebbe un vuoto ma culturale, la moneta non rimane, finisce sempre chiusa in forzieri di pochi avidi, il sapere è un bene per tutti, per chi la vuole, s’intende.
Allora Berlino (Germania) in uno dei suoi infiniti locali, il Bauchhund, un principe del sax senza schemi e frontiere, Gianni Mimmo (Italia), incontra uno speculo artistico, Harri Sjöström (Finlandia), ed insieme aprono la loro immaginifica tecnica improvvisativa stendendo un ponte tra Mediterraneo e Scandinavia con incredibile semplicità perché due persone colte come i Nostri non hanno bisogno di condividere una lingua, i figli delle Muse condividono la Musica, linguaggio divino e supremo.
Forse Zeus con la sua cetra, sull’Olimpo, improvvisava jazz antico, forse anche Krishna con il suo flauto improvvisava un jazz (in quanto istinto intellettuale) perché estro e Divinità sono amicizie importanti.
Nella serata al Bauchhund del 2010 Gianni ed Harri onoravano la memoria di una ‘divinità’ del loro strumento, quello Steven Norman Lackritz scomparso sei anni prima, musicista in grado di perfezionare la sua tecnica al servizio di ogni arte, sinergie che dall’ancia fluttuavano alla pittura, alla danza, al nulla della sua stanza, alle sale dei suoi concerti…
Nella prima traccia, l’introduzione in inglese alla serata, nelle successive nove, la serata.
Questa non possiamo introdurvela, spiegarvela, esercizio da compiere assieme nell’afferrare ancora una volta quell’attimo inesistente e fatuo, per questo meraviglioso, dell’improvvisazione musicale, una scommessa da vincere step by step, secondo dopo secondo, nota dopo nota anche nei silenzi, s’improvvisa tutto.
Con “Tag-Soup”, lentamente i due iniziano un fraseggio, lo studio alla ricerca dell’intesa, l’esplorazione psicologica per trovare invisibili ‘ife’ per estendere a tutti la creatività di quella sera, complicità che in “Uncovered Pointed” si tramuta in complicate e veloci scorribande tonali, uno schiamazzare di uccelli confuso e chiassoso in cerca di un ordine equilibrato, virtuosismi elevati in velocità prima della divisione degli strumenti in un’apparente calma.
Molto bella “Twin Constellation”, un dialogo tra due eclettici performer che scelgono diverse vie per comunicarsi simili concept: scale alte o basse ma sempre vertiginosamente percorse con dita virtuose, menti reattive ad ogni variazione reciproca, pronte a divergere, convergere per rimanere simbionti, qui su diverse tonalità, una scelta azzeccata.
Poi scende quella tristezza così… ‘jazz’!: “Elliptical” ha in se un profondo dolore esistenziale, un istinto importante che anche nell’improvvisazione ‘marchia’ il sound con decisione, ancora più forte in “Facing The Distance”, la sensazione del commiato reciproco vicino, una lacrima che esce dall’ancia e diviene suono, siamo nella sfera percettiva e la malinconia non ha bisogno di parole ora, il suono stesso…
Ma non ci si può salutare tra amici mesti, allora Mimmo ed Harri, nella traccia finale, nell’ultimo applaudito brano, “Spirals”, creano un piccolo divertissement con i loro sax, ora agitati, follemente votati ad un vorticismo su scale ripide, baratri e picchi su cui volare, correre, immaginare, descrivere con astrattismi impensabili, applaudire, basta solo applaudire.
A Berlino succede anche questo… senza nessuna logica, solo la creatività del momento…
Nicola Tenani
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