NOISE UNDER DREAMING - “In Mine”

NOISE UNDER DREAMING
“In Mine”
(Anno 2012 – Red Birds – Seahorse Recordings)
Italia
La forza di non uccidere il bambino che risiede in tutti noi, anche i più posati tra voi che credono di essere completamente usciti dall’età dei capricci, delle piccolo follie innocenti, delle purezze entusiaste, delle illusioni, in realtà hanno solo ‘narcotizzato’ quel fanciullo con l’etere della quotidiana noia di vivere, potrebbe starci anche gioia ma preferiamo rimanere sulla potenza omicida dell’apatia.
Michele e Matteo hanno scelto di salvaguardare con l’arte quel bambino: spesso sono processi inconsapevoli che scaturiscono dalla necessità di mantenere alto il livello di non contaminazione spirituale, se volete la traduzione è felicità, non di rado sincera.
Un processo che è emozionale, interiore: un’archeologia che prevede profondi scavi tra le ferite e i dolori ma anche tra le gioie, soprattutto tra le gioie quotidiane, quelle piccole, infinitesimali, le piccole dosi di sorrisi innocenti non le grandi esplosioni effimere.
Un debutto passato non troppo in sordina, “Tarokidei”, ripreso nel follow-up acustico “Objects In The Mirror Are Closer Than They Appear”, ora in Red Birds – Seahorse Recordings e ben sostenuti da New Model Label, sinergie del sottobosco indie che unite formano le molecole, gli apparati maggiori dell’underground italiano.
“In Mine” è la potenza del na?f inteso come forma d’arte fino in fondo legata all’innocenza, in realtà espressa con un grande lavoro concettuale sia neoclassico che tendente al post-rock nordico: “For Nothing” o “She Won’t Follow Me In Heaven” si perdono nell’anima del pianoforte e nello stupore vocale sottile per non turbare la quiete costruita, due brani che soddisferanno e non poco i fans dei Sigur Ròs.
Quasi sempre invece è silenzio per la voce, non richiesta come presenza, per aprire fino in fondo le porte, lasciando il pianoforte solitario e minimale, algido come nei progetti che abbiamo amato così fortemente in questi mesi ‘autumn inside’: Ólafur Arnalds o Nils Frahm, Dustin O’Halloran sono il volto importante e celebre ma non potete perdere assolutamente alcune piéce di pianismo minimalista come “En Plein Air”, in apertura, o supportato da nuvolette di glitch in dubtime, “Rikke”, il gusto del classicismo moderno che incontra l’elettronica per immortalare l’estetica di sonorità ancora evolvibili, la polvere che sottile si posa è soffiata via dalla fusione imposta senza violenza.
Curioso il mood di “Lullaby for Lovers”, un ghost-rock ‘a cappella’ orpellato con cura vocale, esperimento pericoloso e difficile che nasce e muore in questo brano ma lascerà anche a voi un sorriso compiacente.
Tra soul algido e piccole presenze di nu-wave lounge tanta musica cinematica, di quella non descrivibile, di quella davvero di grande classe, importante ed evocativa, soprattutto nei tre movimenti di “Sinfonie Per Menti Distratte”, intense ed estese, anche digitali ma vive tra gli archi, lacrimose nel soffio etereo di un crine morbido sulle corde, suoni nati per descrivere grandi orizzonti vuoti, nuvole di panna che transitano sopra chi è disteso su un prato e le guarda come solo un bimbo sa fare, nel farlo trova la forma, la sua forma, e sorride.
Cos’è allora la vita, la musica, se non il sorriso di quel bimbo mai morto dentro noi, cos’è la vita se non le nostre labbra contratte nel sorriso di quel bimbo sempre presente anche quando la vecchiaia incornicia di rughe le labbra.
“In Mine” è la colonna sonora di quel bimbo cresciuto nel corpo, “In Mine” è illusione di vita e non delusione per la stessa; scorrono le nuvole, tra di esse qualche uccello planante, un raggio ci inonda il viso…
…siamo vivi…
Nicola Tenani
http://www.noiseunderdreaming.com/
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